Cartella stampa
Warpstead: un grafico freelance, Claude Code, sei mesi.
Una tela per Windows dove applicazioni, cartelle, file e utilità trovano il loro spazio.
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Roberto Cristoferoni
Grafico freelance dal 2005
Roberto fa il grafico da vent’anni, e da vent’anni lavora con lo schermo pieno di programmi: Photoshop, Illustrator, InDesign, Word, Excel, Affinity, ComfyUI, Chrome, Edge, Thunderbird. In una giornata qualunque sono aperti tutti insieme, e il lavoro è un continuo passare dall’uno all’altro: un’immagine scaricata dal browser, un testo copiato da Word e incollato in InDesign, un’illustrazione modificata in Illustrator. E poi le cartelle: una lotta di tutti i giorni per avere a portata di mano quelle giuste quando servono.
Lo spazio non basta mai. E il lavoro salta da un progetto all’altro: Roberto è a metà di un’immagine coordinata, lo chiama un altro cliente per una modifica, e deve ritrovare le cartelle di quel cliente e riaprirne i file uno per uno. Così sullo schermo cartelle e file dei due progetti finiscono mischiati.
Quando poi riprende un lavoro lasciato a metà giorni prima, deve riaprire le cartelle, cercare i file, risistemare lo spazio di lavoro. Ogni volta. Mancava un posto dove ritrovare in un attimo tutto quello che aveva preparato per un progetto, esattamente come l’aveva lasciato: la visione d’insieme con un colpo d’occhio, il programma che serve con un gesto, le cartelle giuste già aperte, gli strumenti già impostati.
Era un problema di interfaccia.
Ho cercato qualcosa che mi permettesse di gestire meglio i miei spazi di lavoro, ma nessun software riusciva a soddisfare appieno le mie esigenze.
Un giovedì sera
Roberto non è un programmatore, ma i computer li conosce da sempre: li smonta, li rimonta, sa come funziona ogni pezzo e fin dove può arrivare. Segue da vicino la tecnologia e, come tanti, ha visto crescere passo passo l’intelligenza artificiale; alla fine ha scelto Claude per il lavoro di tutti i giorni: prima in chat, poi con Claude Code. Il terminale non lo ha mai spaventato. Poi sono arrivati i primi esperimenti, piccoli programmi per uso personale. Per lavori di quella misura, con Claude Code scrivere codice era di una facilità disarmante, e i risultati erano buoni.
Il progetto è nato giovedì 16 aprile 2026.
Alle 18:56 Roberto ha aperto una conversazione con Claude e ha descritto la sua idea:
Ciao. Hai presente l’interfaccia di Windows? Vorrei avere un’interfaccia fullscreen che si metta sopra l’interfaccia di Windows da usare quando lavoro. In quest’interfaccia dovrei avere a portata di mano i programmi che uso (es. suite Adobe e Office), le cartelle di uno specifico lavoro, le anteprime dei files (es. PDF, JPG, ecc.) e un assistente AI locale (pensa ad un modello leggero che non appesantisca, ma sia capace) che mi aiuti nei compiti e mi aiuti a organizzare il lavoro. Cosa ne pensi? Hai capito la mia visione o ti devo spiegare il mio workflow attuale?
Alle 19:05 è arrivato un esempio concreto, preso da un lavoro reale: una cartella di foto da raddrizzare, ritagliare e restaurare con ComfyUI, da impaginare poi in Affinity nel formato 13×19 cm. E una richiesta precisa: poter creare tutte le aree di lavoro di questo tipo che servono, una per ogni progetto.
Alle 19:16 Roberto ha fissato il requisito che guida Warpstead ancora oggi:
Una cosa che ti devi ricordare molto bene: tutto deve essere leggero, reattivo e fluido (le risorse servono per il lavoro e deve poter girare sulla maggior parte dei computer moderni).
Alle 21:46 la prima versione era pronta: «Funziona. È quello che avevo in mente.» Due minuti dopo, alle 21:48, è stata salvata la prima modifica del progetto.
La prima settimana è volata: otto versioni in sei giorni. Le finestre dei programmi dentro la tela, le cartelle con le loro icone, i PDF da sfogliare. Sembrava facile.
Sapevo che un semplice prompt non bastava per un progetto su larga scala, ma non mi aspettavo fin dove mi sarei spinto.
Buttare e ricominciare
Il cuore di Warpstead sono i programmi veri, vivi sulla tela mentre ci si lavora. A maggio è stata la parte più dura. Una prima idea dava a ogni programma un desktop virtuale tutto suo, come quelli che Windows apre con Win+Tab: sulla tela se ne vedeva l’immagine, e con un clic si entrava. Ogni programma però aveva le sue stranezze. Excel, appena avviato, si prendeva il primo piano e Windows trascinava Roberto sul desktop di Excel; le finestrelle di caricamento comparivano sul desktop sbagliato. Per ogni programma c’era una correzione, e dopo una settimana le correzioni erano diventate il progetto.
Un’altra idea passava per gli schermi virtuali: un driver aggiungeva a Windows dei monitor invisibili, uno per programma. Funzionava, ma tutto il computer rallentava (i menu, lo scorrimento, le animazioni) anche quando quei monitor non mostravano niente. Il difetto è stato cercato con una prova dopo l’altra, ma stava nel driver stesso e da fuori non si poteva correggere. Due giorni dopo l’installazione, il driver è stato tolto.
Prima ancora, ad aprile, c’erano state le anteprime della barra delle applicazioni: una funzione nativa di Windows che andava bene con tutti i programmi, finché un video di YouTube non è diventato un rettangolo nero.
Ogni volta Claude sapeva spiegare perché non andava, e ogni volta toccava a Roberto decidere di lasciar perdere e cambiare strada. A giugno si è arrivati a buttare le fondamenta stesse dell’applicazione. Fino ad allora l’interfaccia di Warpstead la disegnava il motore web che Microsoft mette dentro Windows, che però non era adatto a quello che serviva: le finestre dei programmi non potevano stare sotto la tela, e quando una nota ci finiva sopra, la finestra spariva. Il 12 giugno una prova ha dimostrato che con un motore diverso si poteva fare, e il 17 giugno, cinque giorni dopo, Warpstead girava già sul nuovo motore. Questo ha aperto la strada a un compositore scritto da zero: è Warpstead stesso a mettere insieme l’immagine finale, con i programmi sotto e la tela sopra, tutto sulla scheda video.
In breve tempo mi sono reso conto che la strategia era collaborare in modo stretto. Io davo le idee, pensavo a come e cosa fare, osservavo, provavo, correggevo. Claude accoglieva le mie richieste e scriveva codice.
Chi ha pensato e costruito Warpstead è anche chi lo usa. Roberto passa le giornate su Windows con dieci programmi aperti, e ogni scelta l’ha provata la sera stessa sul suo lavoro: se una cosa non funzionava, se ne accorgeva al primo clic e la si rifaceva. Dietro ogni funzione c’è un bisogno vero, incontrato mentre lavorava. Per questo Warpstead è un’interfaccia cucita addosso a chi usa il computer per mestiere.
Di sabato, a mezzanotte
Il progetto è cresciuto negli spazi lasciati liberi dai clienti. Il giorno con più modifiche salvate è il sabato, l’ora con più modifiche è la mezzanotte, e 273 sono state salvate fra le undici di sera e le sei del mattino.
A luglio è arrivata la ricerca istantanea: i file compaiono mentre se ne digita il nome. Poi, dal 22 luglio, cinque settimane di pausa, perché prima venivano i clienti e gli impegni personali. Quando il lavoro è ripreso, il 29 agosto, a scrivere il codice c’era già un nuovo modello di Claude, il quarto da aprile. In sei mesi i modelli sono stati cinque: Opus 4.7 dal primo giorno, Opus 4.8 da fine maggio, Fable 5 da giugno, Opus 5 dal giorno della ripresa e Opus 5.5 da fine settembre. Il filo da uno all’altro lo tengono le note del progetto: ogni errore e ogni decisione vengono scritti insieme al loro perché, e Claude li rilegge prima di mettersi al lavoro. Oggi le note sono 374.
Verso lo Store
Settembre è stato il mese più intenso, con 525 modifiche. L’8 il progetto ha preso il nome Warpstead: in inglese warp è l’ordito, l’insieme dei fili tesi sul telaio, e stead è il luogo.
Nello stesso mese il nodo Immagine, il riquadro che sulla tela mostra una foto e che fino ad allora ne dava solo l’anteprima, è diventato uno strumento di ritocco. L’idea era di Roberto: fare le correzioni di tutti i giorni senza dover aprire un programma di fotoritocco. Oggi sulla tela si regolano luce e colore con cursori che rispondono all’istante (esposizione, contrasto, ombre, temperatura, saturazione e gli altri), con l’istogramma, la curva, il contagocce per il bianco e un avviso quando le luci bruciano o le ombre si chiudono. Il nodo riconosce l’obiettivo e corregge vignettatura e frange colorate, taglia con le proporzioni più comuni, ruota e specchia. Apre anche i RAW, e la stessa regolazione si passa ad altre foto collegandole con un filo.
Il 3 ottobre è stato il giorno record: 109 modifiche, dalle 7:23 alle 23:30. Quel giorno è nato il montaggio video sulla tela, dalla prima clip fino all’esportazione del file finito. Nelle settimane dopo è cresciuto: le clip si mettono in fila su una timeline, con un monitor per rivederle e l’audio sotto, le dissolvenze e i titoli; si taglia alla testina, si cambia la velocità, si ferma un fotogramma, si abbassa la musica quando qualcuno parla. Alla fine lo stesso montaggio si esporta in più formati insieme, orizzontale, verticale e quadrato per i social, e il lavoro lo fa la scheda video.
Il 7 ottobre, alle 18, è andato online warpstead.com. Al posto del solito video di presentazione, il sito fa girare nel browser l’interfaccia vera di Warpstead: si apre su una tela già pronta e chi visita la esplora da solo, con lo zoom, spostandosi fra note, cartelle e immagini. È un’anteprima del prodotto fatta con lo stesso codice dell’applicazione. Manca solo la parte che parla con Windows, perché da un browser i programmi veri non si possono aprire.
Il 16 ottobre la beta è arrivata sul Microsoft Store, gratuita fino al 30 novembre. E intanto il lavoro non si ferma: ogni giorno c’è qualcosa da correggere, qualcosa da sistemare e qualche funzione nuova da costruire.
Sei mesi, un filo al giorno
Ogni filo è un giorno, dal 16 aprile 2026 al 13 ottobre 2026. L’altezza dice quante modifiche sono state salvate quel giorno; la parte più scura, in basso, è la quota che ha corretto o tolto lavoro precedente.
- Il primo giorno
- Le prime automazioni
- Il nuovo motore
- Ricerca istantanea
- Si chiama Warpstead
- L'anteprima va online
Cinque settimane di pausa
- modifiche salvate
- 1336
- modelli di Claude in sei mesi
- 5
- correzioni e passi indietro
- 436
Dati
- Autore
- Roberto Cristoferoni, Italia
- Funziona su
- Windows 11, e Windows 10 versione 1809 o successive, 64 bit
- Disponibilità
- Beta gratuita sulMicrosoft Store fino al 30 novembre 2026
- Dopo la beta
- Accesso anticipato con la licenza fondatore: 49 €, pagati una volta sola, per due PC, con 12 mesi di aggiornamenti (e comunque fino alla 1.0). Dalla versione 1.0 il prezzo è 79 €. Fuori dall’Europa 55 $ e 89 $. Chi ha provato la beta conserva il prezzo fondatore.
- Fatto con
- Rust, Chromium Embedded Framework e React, scritto con Claude Code
- Codice
- Chiuso
- Dati aggiornati al
- 13 ottobre 2026
Foto e loghi
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